Alla scoperta di Mandanici

alla scoperta di mandanici

Savoca

Adagiato in un’ampia vallata alle falde di Pizzo Luci, ai piedi dei Monti Peloritani e sulla sponda del Torrente Dinarini, ad una altitudine di 417 metri sul livello del mare, sorge il borgo di Mandanici.
Incerta è la sua origine, si ritiene comunque che sia stato fondato dai greci che spinti all’insediamento nella Sicilia orientale fondarono uno dei tanti accampamenti anche nella valle che oggi ospita Mandanici: il nome probabilmente deriva da Mandas (monastero) e Nike (Dea della vittoria). Nel tempo il posto subì tutte le dominazioni ed influssi, grazie al fatto di essere anche rudimentale strada di passaggio che, attraversando una barriera montuosa di scarso spessore, permetteva di raggiungere il versante tirrenico.
Vi si stabilirono anche i Mamertini, soldati mercenari al servizio di Siracusa nel periodo antecedente alla prima guerra punica. Dei Mamertini una traccia inequivocabile è stata ritrovata alla fine degli anni ’50, durante un lavoro di scavo per la piazza antistante il Duomo: si tratta di una moneta bronzea che raffigura l’effigie di un soldato armato e la dicitura “MAMERTINOV” in lingua greca. Il nome del villaggio si trasformò in Mandranikis e, successivamente, in Mandranikium, e quindi in lingua volgare divenne Mandranice.
A partire dalla fine dell’anno Mille (dal 1061 in poi), arrivarono in Sicilia i Normanni, provenienti dal nord Europa per reintrodurre il cristianesimo in Sicilia. Il conte Ruggero fece erigere a Mandanici un’Abbazia a cui diede il nome di S. Maria Annunziata in segno di voto cristiano per la vittoria sulla precedente dominazione araba. Nel periodo normanno sorsero altre opere a testimonianza della cristianità, come ad esempio il Duomo, situato nell’allora centro del Casale di Mandanici ed i palazzi Mastroieni-Longo e Scuderi.
Ubicato nella parte bassa del paese, si trova il Duomo di Santa Domenica, monumento di antica origine, probabilmente risalente al XII secolo. La facciata è del XVII secolo, anche se conserva una impostazione romanica, tuttavia il documento più antico che ne attesta l’esistenza risale al XIV secolo. L’altare maggiore è un’opera pregevole e raffinata da attribuire a maestranze della città di Messina, dove le tarsie marmoree policrome avevano raggiunto livelli di assoluta compiutezza sia tecnica che formale. Numerosi sono i quadri presenti quasi tutti di autori ignoti, tranne una Madonna con bambino in trono, unanimemente attribuita al grande pittore messinese Girolamo Alibrandi, della scuola antonelliana. Il Campanile del Duomo, di probabile origine normanna, doveva sicuramente servire da torre di avvistamento.
Davanti al Duomo troviamo Palazzo Scuderi: si tratta di un edificio risalente al XVII secolo in cui vi abitarono i rampolli della nobile casata Scuderi. Le spoglie dei membri della famiglia Scuderi riposano nel Duomo. Il Palazzo è tuttora abitato. Sempre in Piazza Duomo sorge il Palazzo Mastroeni-Longo, costruito tra la fine del ‘500 ed i primi del ‘600 per la nobile famiglia Mastroieni. L’edificio presenta un antico palmento. La facciata risalta in particolare per il suo portale bugnato rinascimentale ad arco a tutto sesto in pietra rossiccia estratta da cave locali e viene delimitata da paraste angolari. Oggi il Palazzo è di proprietà del Comune di Mandanici ed è sede di un centro di studio, pinacoteca e biblioteca comunale.
Costeggiando Palazzo Mastroeni-Longo, si arriva alla Chiesa di Sant’Antonio Abate. La facciata è prettamente barocca, presenta una corona in pietra ed è sormontata da una torretta campanaria, la cui campana veniva usata per le adunanze del popolo in caso di calamità naturali, particolarmente durante gli incendi. L’edificio è a pianta longitudinale ad unica navata e presenta un altare centrale in stucco del XVII–XVIII sec. Al suo interno si trova un quadro di pregevole fattura con l’effige di Sant’Antonio Abate.
Proseguendo si arriva alla Chiesa della SS. Trinità o di S. Giuseppe che è una delle costruzioni più antiche di Mandanici. Di evidente origine normanna era annessa ad un convento dell’ordine di S. Basilio Magno, e dunque risale per origine al XII sec. Presenta anch’essa come il Duomo, rifacimenti di epoca barocca e rococò negli interni: splendido è l’altare maggiore in marmo policromo finemente intarsiato, sormontato da due serpentoni di gesso e da angioletti pure in gesso ed al centro un quadro d’autore ignoto che raffigura la Vergine incoronata dalla SS. Trinità. Il portale d’ingresso è rivolto verso ovest quasi a volersi idealmente congiungere con quello del Duomo di Santa Domenica esposto a est.
Sulla sponda del Torrente Cavallo sorge la Chiesa del SS. Salvatore. La pianta è longitudinale ad unica navata con sette altari laterali rialzati. Si conserva ancora l’originaria pavimentazione formata da mattonelle di cotto ottagonali. Le origini risalgono al XII secolo anche se dal punto di vista artistico si presenta come un edificio del XVII secolo per i successivi restauri. Il prospetto frontale inquadrato da un doppio ordine di lesene e motivato dal partito centrale è costituito dal portale e dalla sovrastante finestra in pietra arenaria di colore rossiccio coronata da un timpano curvilineo e da una valva di conchiglia incorniciata tra due volute laterali. La chiesa venne sommersa dal torrente in piena nel 1880 circa e solo negli ‘80 venne sgombrata dai detriti e consolidata; si conservano ancora parte degli stucchi settecenteschi e qualche affresco negli altari laterali. La Chiesa oggi è sede del museo etnoantropologico.
Un’altra meraviglia architettonica è il Monastero Basiliano dedicato a S.Maria Annunziata, collocato in contrada Badia. Il Monastero con chiesa annessa risale, come dimostra il diploma di fondazione, al 1100. Il Gran Conte Ruggero dopo avere cacciato gli arabi da Mandanici, definito “vicus munitissimus”, vi fece costruire una chiesa e un’abbazia donandola ai monaci greci di S. Basilio insieme a tutto il feudo di Mandanici. Sebbene le origini siano tanto antiche, il complesso presenta chiari rifacimenti di età barocca. All’interno presenta un’unica navata con tetto a capriate mentre l’abside quadrangolare della chiesa conserva elementi che riconducono all’origine arabo-normanna. All’esterno, la facciata ristrutturata e ampliata tra il tardo ‘500 e l’inizio del ‘600, è caratterizzata da un unico portale, stretto da due paraste laterali, con timpano curvo spezzato (tipico dell’arte rinascimentale) e sormontato da una finestra rettangolare in asse. La facciata culmina con una cuspide con volute. La chiesa e il monastero, con il chiostro interno, sono stati recentemente acquistati e restaurati dal Comune di Mandanici.
Centro prevalentemente agricolo-artigianale, i prodotti maggiormente coltivati sono le olive, le noci, gli agrumi, i cereali e i foraggi. Molto buoni sono inoltre i vini locali. Sono presenti anche allevamenti di bovini e ovini. Una delle principali risorse è l’olio. L’olio di Mandanici contribuisce ad una sana alimentazione: infatti, dalle numerose analisi effettuate da esperti e ricercatori, risulta essere ricco di sostanze antiossidanti che contrastano la formazione dei radicali liberi che permettono la prevenzione dei tumori, al contrario possiede pochissimi grassi insaturi per cui giova molto anche a chi soffre di colesterolo.
Vieni anche tu alla scoperta di Mandanici in compagnia di Discover Messina il prossimo 20 Maggio!

Informazione sull’evento
https://www.facebook.com/events/211691819429498/

Mariarita Faudale

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