Alla scoperta di Naso

Chiara TodaroArte e Musei, Cibo e Vino, Palermo, Storia e CulturaLeave a Comment

Bellissimo borgo immerso nella Val Demone tra i Monti Nebrodi, Naso offre ai visitatori l’opportunità di godere di molte forme di turismo: turismo culturale con i suoi monumenti di epoca medievale, turismo religioso legato al culto del Patrono San Cono, turismo enogastronomico con innumerevoli prodotti tipici e turismo balneare con 2 km di spiaggia lungo la costa tirrenica. Naso è l’antica Agatirno o Agatirso, fondata nel 1218 a.C. da Agathirnos, uno dei figli di Eolo, Dio dei venti. Fu Naxida e poi Nesos durante il periodo della colonizzazione greca della Sicilia, significherebbe “isolata”, vista la sua ubicazione a circa 500 metri sul livello del mare. Secondo le fonti storiche, a fondare la città sarebbero stati i Greci di Tauromenion, già abitanti di Naxos, spinti dall’esigenza di insediarsi in luoghi più inaccessibili e isolati per sfuggire a guerre e saccheggi. Per i Romani fu Nasus, che significa “sporgenza”. Notizie più certe sulla storia di Naso ci giungono durante il dominio normanno. La presenza normanna favorì l’insediamento dei frati Basiliani i quali costruirono un grande monastero esercitando un importante ruolo non solo religioso, ma anche logistico. Tra il XIV ed il XVI secolo, il paese si sviluppò urbanisticamente grazie al notevole aumento della popolazione, inglobando zone distanti dal primo nucleo abitativo. Furono costruite case, chiese, palazzi e una cinta muraria difensiva fornita di cinque porte d’accesso di cui l’unica superstite è la Porta Convento. La tranquillità e l’isolamento del posto richiamò a Naso vari ordini monastici. Nel 1475 arrivarono i frati Minori Osservanti di San Francesco seguiti dai Cappuccini. Del complesso originario di epoca quattrocentesca si possono ammirare i resti delle mura del convento, il bellissimo chiostro con monumentali colonne decorate da eleganti capitelli e la Chiesa di Santa Maria di Gesù (il portale di ingresso in stile gotico riporta la data di fondazione del complesso). All’interno della Chiesa si trovano un prezioso altare ligneo scolpito ed intarsiato realizzato nel 1694, una tela dell’Immacolata (1565) attribuita a Deodato Guinaccia e il monumento gotico rinascimentale celebrativo del Conte Artale Cardona, fondatore del convento, raffigurante le Virtù Cardinali opera di Domenico Gagini del 1477. I frequenti terremoti, in particolare quelli del 1613, del 1693, del 1739, del 1783 (durante il quale andarono distrutti il Castello e la cinta muraria) ed infine quello del 1823 provocarono rilevanti trasformazioni del centro abitato, con la conseguente ricostruzione di nuovi palazzi, espressione della nuova aristocrazia, che si sostituirono alle costruzioni in rovina. Nel 1868 il Monte di Pietà diventò un circolo ricreativo, mentre al posto del Castello sorse il Teatro Alfieri nel 1873. Il borgo conserva ancora un cospicuo patrimonio artistico e architettonico risalente a epoche storiche diverse. Di grande interesse è la Chiesa Madre, dedicata ai Santi Apostoli Filippo e Giacomo. A tre navate, in stile rinascimentale, la chiesa ospita innumerevoli opere d'arte, pitture e sculture in particolare. Molto interessanti sono i dieci altari laterali dedicati a vari Santi, un Crocifisso ligneo di fattura napoletana del 1642 e diverse opere dei Gagini: la Madonna della neve col Bambino, l’Assunta con sette Angeli e un tabernacolo posto dietro l’altare maggiore. Il campanile piramidale completa la struttura. All’interno si rimane affascinati dalla Cappella del Rosario o Cappella dei marmi del 1615 ricca di numerosi simboli interpretati come esoterici. La chiesa di San Cono, protettore di Naso, conserva una splendida cripta del 1649 con le reliquie del Santo. Vi sono inoltre le catacombe e il Museo di Arte Sacra con oggetti argentei, opere lignee e maioliche. La chiesa è un autentico gioiello dell'arte cinquecentesca con i suoi archi in pietra sorretti da colonne e capitelli in stile dorico. Di notevole pregio architettonico è il campanile quattrocentesco.