Caravaggio a Messina

Chiara Todaro Arte e Musei, Messina, Sicilia orientale, Storia e Cultura, Stretto di Messina Leave a Comment

La città di Messina ha vissuto nel corso dei secoli periodi notevolmente fiorenti e produttivi dal punto di vista dell'arte e della cultura, in particolare nel corso del Cinquecento quando il Senato commissionava numerose opere d'arte a scultori e artisti provenienti da tutta Italia, specie dalla Toscana: pensiamo a Giovan Angelo Montorsoli, ad Andrea Calamech, che hanno lasciato a Messina pregevoli opere. In questo clima culturale elevato si inserisce nel XVII secolo a Messina la personalità di Michelangelo Merisi da Caravaggio, definito un artista irrequieto, dal momento che la sua vita è spesso (e volentieri) movimentata da crimini e guai con la giustizia. Nel 1608, a causa infatti del suo costante coinvolgimento in risse e delitti, costretto a vivere in perenne latitanza, fuggì da Malta e raggiunse la Sicilia, rifugiandosi prima a Siracusa e dopo a Messina, nel 1609.
Caravaggio era altamente apprezzato per la sua rivoluzionaria adesione alla realtà, attraverso la tecnica del chiaroscuro, rappresentando le figure su uno sfondo scuro illuminate da una significativa fonte di luce interna al dipinto. L'uso sapiente dei contrasti di luci e ombre conferisce all'opera un profondo senso realistico e permette all'artista di porre l'attenzione sul protagonista, investito dal cono di luce, come un attore sul palcoscenico appena inizia uno spettacolo. Quadri famosi Caravaggio si trovano nei più noti e importanti musei internazionali (Louvre, National Gallery, Pinacoteca di Brera): anche la città dello Stretto conserva due capolavori di Caravaggio realizzati durante il suo soggiorno a Messina nel 1609, esposti al Museo Regionale all'interno della Sala di Caravaggio.

La Resurrezione di Lazzaro di Caravaggio

L'opera fu commissionata dal mercante genovese Giovan Battista de Lazzari per la sua cappella all'interno della Chiesa dei Ministri degli infermi di San Camillo de Lellis, dei Padri Crociferi, già Chiesa dei Santi Pietro e Paolo dei Pisani, che si trovava nei pressi dell'attuale Municipio di Messina (dopo il terremoto del 1908 la nuova Chiesa di San Camillo venne realizzata lungo il Viale Principe Umberto e inaugurata nel 1932).
Il tema della resurrezione di Lazzaro si ispira al cognome del committente, ed è tratto dal Vangelo secondo Giovanni: Gesù, accorso al sepolcro di Lazzaro, in presenza dei suoi discepoli, esclama: "Lazzaro, vieni fuori", e compie il miracolo.
Giovanni Pietro Bellori così descrive il dipinto: "... e nella Chiesa de' Ministri de gl'infermi, nella cappella de' Signori Lazzari, la Resurrezione di Lazzaro, il quale sostentato fuori dal sepolcro apre le braccia alla voce di Cristo che lo chiama e stende verso di lui la mano. Piange Marta e si maraviglia Maddalena, e vi è uno che pone la mano al naso per ripararsi dal fetore del cadavero...".
Il fetore del cadavero si riferisce al fatto che Caravaggio, per rendere la scena davvero realistica, fece riesumare un defunto. Questo era uno degli espedienti che l'artista era solito adottare, scegliendo spesso modelli presi dal popolo, alcune volte indecenti e scandalosi, come nel caso della prostituta trovata morta nel Tevere, modella per Morte della Vergine: l'opera, rifiutata dai committenti, si trova oggi al Museo del Louvre ed è tra i quadri famosi Caravaggio più rivoluzionari, in quanto è completamente assente il riferimento al sacro.
L'episodio descritto nella Resurrezione è l'esatto momento in cui Gesù imponendo la mano destra riporta in vita Lazzaro: da qui parte il cono di luce che investe e illumina l'obbediente Lazzaro, la cui postura del corpo ricorda quella di Cristo sulla croce. Sembra che Michelangelo Merisi da Caravaggio si sia autoritratto nell'opera nell'uomo dietro la mano di Gesù.

L'Adorazione dei pastori, la Natività povera di Caravaggio

Si tratta di una commissione di carattere pubblico quella dell'Adorazione dei pastori, richiesta dal Senato come pala dell'altare maggiore per la Chiesa di Santa Maria della Concezione dei Padri Cappuccini, costruita tra il 1553 e il 1560 in località San Leo (odierno Collegio Ignatianum). La scena si ambienta in una stalla volutamente dismessa (dal Bellori: capanna rotta e disfatta d'assi e di travi): nella penombra dello sfondo scuro si distinguono faticosamente le figure del bue e dell'asinello, mentre in basso a sinistra si nota una certa con gli attrezzi da falegname. Il primo piano è dominato dalla figura della una Madonna, stanca e provata dopo la fatica del parto, che giace in terra tenendo in braccio il neonato. Gesù Bambino è il protagonista dell'opera: da lui infatti parte il cono di luce che illumina i volti di San Giuseppe e i pastori, inchinati e pieni di meraviglia. È in questa Natività, povera e senza fronzoli, che Caravaggio vuole trasmettere l'importanza della ricchezza spirituale come unico e vero bene necessario.

I caravaggeschi: la pittura dopo Caravaggio a Messina

Il caravaggismo o realismo caravaggesco influenzerà la pittura barocca europea del Seicento soprattutto nell'area mediterranea: in Sicilia possono considerarsi Caravaggeschi, o seguaci del modello di Caravaggio, gli artisti Alonso Rodriguez da Messina e Mario Minniti da Siracusa. Di entrambi si conservano al Museo Regionale di Messina preziose tele eseguite nella prima metà del Seicento che aderiscono fortemente al realismo di Caravaggio.
Di Alonso Rodriguez in particolare sono esposte al Museo di Messina la Cena in Emmaus e L'incredulità di San Tommaso che possono considerarsi repliche degli originali quadri famosi Caravaggio.
Sulla figura di Mario Minniti, molti critici hanno avanzato l'ipotesi che il volto del pittore siracusano compaia in molte opere di Michelangelo Merisi da Caravaggio e che quindi fu il suo modello: i due si erano conosciuti a Roma tra il 1594 e il 1606 e quando Caravaggio giunse a Siracusa fuggiasco da Malta chiese ospitalità proprio al Minniti. Da Caravaggio è influenzato non solo nella tecnica ma anche nel tema delle sue opere, prevalentemente di carattere sacro: ne è un esempio il Miracolo della vedova di Naim dove ritroviamo il tema della resurrezione come nel Lazzaro, e La decapitazione del Battista che richiama numerosi quadri famosi Caravaggio (Giuditta che decapita Oloferne, Salomè con la testa del Battista, Davide e Golia) in quanto la tematica della decapitazione diventa molto ricorrente nelle produzioni di Caravaggio successive al delitto di Campo Marzio del 28 Maggio del 1606, quando l'omicidio di Ranuccio Tomassoni gli costò la condanna alla pena capitale.
Tecnica e temi sono riscontrabili anche nei Caravaggeschi europei come Jusepe de Ribera e Matthias Stomer, anche loro presenti nelle collezioni del Museo Regionale di Messina.
Citazioni da Giovanni Pietro Bellori: Le vite de' pittori, scultori et architetti moderni (1672). In foto, Adorazione dei Pastori e Resurrezione di Lazzaro, Museo Regionale di Messina.
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