Chiesa SS. Annunziata dei Catalani

CHIESA SS. ANNUNZIATA DEI CATALANI

La chiesa SS. Annunziata dei Catalani fu costruita in epoca normanna, tra il 1150 e 1200, sulle rovine dell’antico tempio di Nettuno, molto venerato e meta di pellegrinaggio per i naviganti i quali, approdando a Messina, offrivano i loro voti. Convertitasi la città al cristianesimo il tempio sarebbe stato consacrato alla Vergine Annunziata e, durante la lunga parentesi saracena, trasformato in moschea araba, per essere nuovamente restituito al culto cattolico dopo l’avvento dei Normanni.
Denominata anche “Annunziata di Castello a mare” o di “Castellammare” per la sua vicinanza all’omonima fortezza ubicata a guardia dell’insenatura del porto e della darsena, nel secolo XIII fu accorciata con arretramento della facciata, probabilmente a seguito di un terremoto e sulla nuova parete vennero inseriti i tre portali, il mediano centinato e i laterali architravati con arco di scarico. Nel 1271 ospitò temporaneamente i padri domenicani.
Restaurata in epoca aragonese fu elevata al rango di cappella reale ed immune da ogni ordinaria giurisdizione, veniva assegnata dai re, che si succedevano di volta in volta, a persone o congreghe di loro gradimento.
Per un breve periodo fu affidata anche alla Sacra Milizia dei Verdi (oggi Confraternita dei Verdi). Tutto questo in ottemperanza ad una disposizione di re Ludovico, che aveva annesso la chiesa ad un ospedale di trovatelli sotto l’amministrazione di un rettore e ciò durò fino al 1507.
Negli ultimi anni del XV secolo la nazione catalana, venuta a Messina al seguito di Pietro III d’Aragona e I di Sicilia, durante le vicende dei vespri, chiese alla corona Spagnola l’uso della chiesa affinché “vi convivessero insieme per le loro divozioni”.


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Da allora fu nota sotto il titolo attuale di SS Annunziata dei Catalani. La chiesa venne adornata di numerose opere d’arte. Famoso era soprattutto un quadro raffigurante l’incontro della Santa Vergine con il suo Figlio, lungo la via del calvario e detta perciò S. Maria dello Spasimo, opera di Polidoro da Caravaggio commissionatagli dal console catalano a Messina, il patrizio messinese Pietro Anselmo. La sacra immagine, che suscitò tanta devozione nei messinesi, fu celebrata in un poemetto dal sacerdote messinese Cola Iacopo d’Alibrandi, stampato a Messina nel 1534, e in un sonetto del grande Francesco Maurolico. Tale opera fu in seguito trasferita al Museo Nazionale di Napoli.
Dopo questo fiorente periodo la chiesa passò al Senato Messinese perché provvedesse alla sua gestione e, a seguito del terremoto del 1783 che aveva distrutto la chiesa di S. Nicolò all’Arcivescovado, venne elevata a parrocchia.
L’altro sisma del 28 dicembre 1908 la risparmiò e facendo crollare tutte le superfetazioni di epoca barocca ed i corpi di fabbrica addossati all’esterno del settore absidale, riportò alla luce le primitive strutture architettoniche.

Dal 1926 al 1932 si procedette ai lavori di restauro e consolidamento statico ad opera del Soprintendente ai Monumenti arch. Francesco Valenti e una volta ultimati gli interventi venne riaperta al culto.
La chiesa in sostanza è un ibrido architettonico risentendo nella sua struttura di influenze dal romanico pugliese, lombardo e pisano, espressione eterogenea della presenza a Messina delle rispettive nazioni. Una varietà architettonica che testimonia fra l’altro il susseguirsi delle dominazioni che si sono avvicendate in città nel corso dei secoli.
Oggi la chiesa si trova sulla quota di pavimento della città antica, che nel tempo si è andata sollevando a causa di alluvioni, straripamenti di torrenti, macerie di terremoti sovrapposte; del resto la stessa quota di pavimento è anche denunziata dalla chiesa di S.Maria Alemanna.

Il crocifisso ligneo posto sull’altare maggiore risale al XV – XVI secolo e rientra a pieno titolo tra gli esemplari realizzati nelle botteghe dei crocifissai messinesi.
Proviene dalla chiesa di Santa Maria detta di Elenuccia di cui l’origine è documentata da una scritta sul torace del Cristo.
Il crocifisso, di cui si era persa traccia dopo il terremoto del 1908, è stato rinvenuto alla fine del

secolo scorso nella casa si un rigattiere ed acquistato dalla confraternita dei catalani.
Ridotto in pessime condizioni, è stato restaurato dal Lions club di Messina host e collocato in chiesa il 31 maggio 1997, alla vigilia del Corpus Domini.
Presenta alcune parti interamente rifatte come la testa del Cristo e la stessa croce (2.90 x 1,56 m), così come il cartiglio ligneo recante la scritta INRI.
La pulitura ha evidenziato la nobile ed elegante fattura del corpo del Cristo, sinuoso nei lineamenti e arricchito da un rosso ocra in corrispondenza del costato e delle ferite. Preziosa ne è uscita la bordura ricamata in oro zecchino che adorna il perizoma del Cristo.

Nel 1606 Giovanni Tommaso Montella, un artista sicuramente di passaggio a Messina, firmò la grande pala, olio su tela di m 2.10 x 3.20, raffigurante l’Immacolata per la chiesa SS. Annunziata dei Catalani, dove rimase fino al terremoto del 1908, passando in seguito al museo nazionale.
Il quadro raffigura una giovane adolescente dai capelli sciolti sulle spalle, in piedi sulla falce della

luna mentre schiaccia la testa del serpente.
L’opera è stata restaurata alla fine del secolo scorso. Nel giugno del 1997 ritornava definitivamente nel suo luogo di origine.

 

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