Il Duomo di Messina

Da documenti e antiche testimonianze si sa che una chiesa preesisteva dove oggi sorge il Duomo di Messina, restaurata dai Normanni dopo la loro venuta in Sicilia. Sembra certo che fu consacrata nel 1198 dedicata a Santa Maria Assunta. Tra il 1304 e il 1333, sotto l’Arcivescovo Guidotto De Tabiatis, furono realizzati i mosaici dell’abside centrale con il Cristo Pantocratore in trono, il vangelo nella mano e con la destra benedicente alla maniera greca e quelli delle due absidi laterali. All’esterno, fu edificato un corpo aggiunto con delle pregevoli finestre gotiche bifore e la facciata venne rivestita con fasce orizzontali marmoree a due colori. Nel ‘500 furono aggiunte alcune opere di scultura, e, tra queste, nella lunetta della porta centrale, una statua della Madonna col Bambino, scolpita nel 1534 dal carrarese Giovan Battista Mazzolo. Dopo i danni subiti nei terremoti del 1693 e 1783, quello del 1908 lo distrusse in gran parte e la stessa piazza antistante subì un abbassamento di oltre 50 centimetri. In piedi rimasero la parte absidale con i suoi preziosi mosaici e un’estesa zona dei muri perimetrali, con le porte laterali e le antiche finestre, oltre al portale centrale e a quello laterale destro della facciata. La ricostruzione ebbe inizio con l’Arcivescovo Angelo Paino che seguì i piani del suo predecessore, Letterio D’Arrigo.
L’opera, sovvenzionata dal governo fascista, ebbe subito inizio e si concluse felicemente con una solenne inaugurazione, il 15 agosto 1929. Durante la Seconda guerra mondiale, Messina fu oggetto d’intensi bombardamenti e, il 13 giugno 1943 alcuni spezzoni incendiari caddero nella navata del Duomo devastandone l’interno. Questa volta i lavori di ricostruzione iniziarono subito dopo la fine del conflitto e, ancora una volta, il maggior tempio della città fu riconsacrato al culto il 13 agosto 1947. Papa Pio XII lo insignì del titolo di Basilica.
La Basilica Cattedrale, oggi, occupa una superficie di circa 5 mila mq. a tre navate e transetto con tre absidi semicircolari.
Le navate sono separate da due file di 12 colonne, poste a sostegno d’ampi archi a sesto acuto sormontati da capitelli in cemento armato diversi tra loro per stile e forma, copia fedele di quelli in pietra esistenti in origine.


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Le navate laterali sono impreziosite da 11 statue marmoree che rappresentano Giuda Taddeo, S. Matteo, S. Giacomo Minore, S. Tommaso, S. Giacomo Maggiore, S. Paolo, S. Simone, S. Bartolomeo, S. Filippo, S. Giovanni,S. Andrea, S. Pietro e San Giovanni Battista, quest’ultima scolpita nel 1525 da Antonello Gagini.
Il grande organo polifonico è stato ricostruito dalla ditta Tamburini di Cremona e inaugurato il 28 febbraio 1948 . Si compone di cinque tastiere con 61 tasti, una pedaliera a ventaglio con 32 tasti e si avvale di 170 registri. Le canne sono ben 17.500 , distribuite ai lati del transetto , dietro l’altare maggiore, sulla porta principale d’ingresso e sull’arco trionfale.
Nelle due absidi minori insistono la cappella di San Placido e quella del Sacramento, quest’ultima disegnata da Iacopo Del Duca (sec. XVI) e successivamente completata da altri. I rilievi del tabernacolo sono stati realizzati da Filippo Archina e da Francesco Tesorieri, nel 1603.
Tra le sculture, si ammirano la lastra sepolcrale dell’Arcivescovo Riccardo Palmeri (1195); le superstiti sculture dello zoccolo del monumento all’Arcivescovo Bellorado di G. B. Mazzolo (1513); i rami del Baldacchino di P. Juvara (sec.XVIII); i monumenti funerari di Mons.

D’Arrigo (1929) e quello di Mons. Angelo Paino, suo successore, opera di M. Lucerna e A. Indelicato del 1967; il monumento funerario dell’Arcivescovo Guidotto De Tabiatis, opera dello scultore senese Goro di Gregorio (1333).
La sacrestia è stata realizzata nel 1933/1934, con pregiati legni, dal cappuccino fra Gregorio da Mascalucia (1) e su disegno del messinese Adolfo Romano. Le stupende tarsie raffigurano le Litanie Lauretane e i quattro Evangelisti. Nell’atrio, sopra la porta d’ingresso, si può ammirare una Madonna col Bambino di marmo della scuola del Laurana e, di fronte, una Madonna della Lettera marmorea del 1696.
Nella cappella si trova un rilievo del 1544 con la Vergine che consegna la Lettera agli ambasciatori della città mentre nell’ingresso, a sinistra, fa bella mostra un ciborio di marmo con la maestosa figura del Redentore, attribuito ad Antonello Gagini (sec. XV).