Eclettismo e Liberty a Messina

Chiara TodaroArte e Musei, Messina, Storia e CulturaLeave a Comment

La città di Messina, osservata sotto un punto di vista artistico e architettonico, si può definire una città moderna, dal momento che gran parte dell’eredità medievale e rinascimentale è stata cancellata dal devastante terremtoto del 1908.
Per la ricostruzione della città, giunsero in riva allo stretto numerosi architetti e ingegneri, i quali presentarono progetti innovativi e di moda, capaci di dotare la città di un ricco patrimonio architettonico e in poco più di un decennio vennero costruiti nuovi edifici in un linguaggio eclettico: fu così che a Messina sorsero i primi palazzi in stile eclettico e liberty, ancora oggi testimonianza straordinaria in Sicilia e in Italia.
Fra gli architetti più affermati e famosi che operarono a Messina in quel periodo ricordiamo sicuramente Gino Coppedè. Coppedè si occupò dei nuovi progetti che riguardavano la Via Garibaldi e la Piazza del Duomo, in particolare con il Palazzo Zodiaco, le cui decorazioni che richiamano al medioevo e all’eclettismo. Molto interessante e tipico di Coppedè è l’utilizzo di intonaci decorativi in stucco di cemento realizzati ad imitazione della pietra. Infatti, mentre la struttura portante dell’edificio è in cemento armato, le superfici sono trattate con intonaci decorativi lavorati a imitazione delle murature in pietra sulle quali sono stati realizzati graffiti e decorazioni a tempera.
Altri importanti palazzi da ricordare sono quelli di via Cardines: unici per il loro genere sono Palazzo Api, il palazzetto Coppedè, riconoscibile dall’inconfondibile aquila inserita nelle inferriate dei balconi, e palazzo Magaudda, sito in via Cesare Battisti, con decorazioni in cassaforma di cemento e disegni a graffito policromo. Un’altra delle opere massime di Coppedè è senz’altro Palazzo Tremi o Palazzo del Gallo, così denominato perchè un tempo sul terrazzo si trovava un’antenna in ferro battuto con una banderuola raffigurante un gallo, elemento decorativo che ricorre nelle architetture di Coppedè. Riccamente decorato, si trova poco fuori dal centro storico, in Via Centonze.
Negli anni venti importanti furono anche le opere del messinese Camillo Puglisi Allegra, in particolar modo la Galleria Vittorio Emanuele III, che dopo quella di Napoli è la più importante del meridione e che meglio rispecchia l’eclettismo dell’architetto peloritano. Si trova nella circolare Piazza Antonello, allineata con altri prospetti architettonici curvi, quali il Palazzo della Provincia, il Palazzo delle Poste e Palazzo Zanca. Fu inaugurata il 13 agosto 1929, e fu l’ultima a sorgere rispetto ai Palazzi prima citati e chiude il quarto angolo della piazza. All’interno si articola in tre bracci (a forma di lettera Y), confluenti al centro in una cupola vetrata. Tutte le volte a botte hanno dei lucernai a vetri colorati e il pavimento è realizzato con tesserine a mosaico. Il portico centrale, che dà sulla piazza, ha un monumentale arco segnalato da robuste paraste e da un fastigio sopraelevato, e costituisce l’ingresso principale della Galleria.
Palazzo Zanca, progettato dall’architetto palermitano Antonio Zanca, è la sede del Municipio di Messina. Il terremoto del 1908 distrusse una parte dell’ottocentesco Palazzo di Città, che sorgeva inglobato nella Palazzata di Giacomo Minutoli (1803), ed è ricordato anche perché di fronte vi si trovava la fontana del Nettuno di Montorsoli. Il 28 dicembre 1914 venne posta la prima pietra e il palazzo ultimato e inaugurato il 26 luglio 1924. L’edificio occupa una superficie di oltre 12 mila metri quadrati e costò 18 milioni di lire. In stile eclettico, si rifà al classicismo ottocentesco. Tutte le decorazioni esterne si rifanno alla tradizione commerciale e mercantile della città, con la raffigurazione della “Regina del Peloro” all’interno del timpano triangolare di facciata, col tridente in mano. Le due eroine messinesi dei Vespri Siciliani del 1282, Dina e Clarenza, furono scolpite dal Bonfiglio e dal Sutera nella facciata laterale nord del complesso (Via San Camillo). Nella Sala Giunta, nel 1951, è stato collocato l’affresco raffigurante l’Ultima Cena che Alonzo Rodriguez dipinse nel 1617 per la chiesa di Santa Maria di Gesù Inferiore.
Il Palazzo delle Poste e Telegrafi, costruito nel 1914 su progetto dell’arch. Vittorio Mariani, è stato il primo ad essere realizzato in piazza Antonello e copre un’area di 4600 mq. Il grande cortile quadriporticato interno è ispirato al chiostro colonnato cinquecentesco del vicino convento di San Domenico, crollato con il terremoto del 1908. Nel loggiato curvo, sulle pareti, si notano pregevoli decorazioni di raffinato gusto liberty in bassorilievo a stucco con puttini allegorici sul tema delle comunicazioni postali e telegrafici, in particolare i puttini sono intenti a spedire lettere o a rispondere al telefono. Nel 2003 il Palazzo è stato venduto all’Università di Messina che lo ha adibito a sede amministrativa.
Il Palazzo della Provincia, oggi sede della Città Metropolitana, fu inaugurato nel 1918, su progetto dell’Ingegnere Capo dell’Ufficio Tecnico Provinciale Alessandro Giunta. In stile eclettico e neoclassico con citazioni rinascimentali nelle eleganti finestre “a serliana” del secondo ordine, l’edificio venne impostato su un elegante portico, elemento caratterizzante di tutti gli altri edifici che contornano la piazza. Dal 1818 e fino al 1860, uffici ed abitazione dell’Intendente del “Vallo di Messina” (in seguito denominato “provincia di Messina”) si trovavano in una parte del Palazzo di Città. Dopo l’Unità d’Italia, soppressa formalmente l’Intendenza del “Vallo di Messina”, la sede del Consiglio Provinciale e della Prefettura veniva ubicata nella cinquecentesca Casa Professa dei Gesuiti fondata nel 1547 e qui si trovò fino al terremoto del 1908.
Oltre a queste grandi opere a Messina vennero costruiti altre architetture in puro stile liberty e con decorazioni floreali e post-floreali: il Palazzo della Dogana (1914) del messinese Lo Cascio, con decorazioni allegoriche che simboleggiano la vocazione commerciale della città; il Grancamposanto (1872, restauro 1932) del messinese Leone Savoja, caratterizzato dall’imponente colonnato del famedio dove sono sepolti illustri figli di Messina, e il Palazzo del Governo (1920) di Cesare Bazzani, che sorge sull’area un tempo occupata dal Gran Priorato dei Cavalieri di Malta.

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