Giochi popolari siciliani – Discover Messina Sicily

Mariarita Faudale Sicilia occidentale, Sicilia orientale, Storia e Cultura Leave a Comment

Se guardiamo indietro alla nostra infanzia percepiamo come sia cambiato il modo di giocare e di passare il tempo dopo gli impegni scolastici rispetto a quello dei bambini di oggi. La nostra giovinezza era caratterizzata da giochi popolari che per lo più si svolgevano per strada e che non richiedevano l'utilizzo di oggetti particolari ma bastava appena un pò di fantasia. Erano i giochi d'una volta di cui ognuno di noi ha memoria e che spesso si cerca di trasmettere ai figli e ai nipoti.

Un famoso passatempo siciliano che rientra nei cosiddetti giochi di strada è sicuramente la "Strummula" meglio conosciuto come gioco del palogio. Era un gioco abbastanza diffuso tra i maschietti e per praticarlo bastava trovare uno spazio abbastanza ampio, che poteva essere una piazza o anche il cortile di casa. Una volta trovato questo spazio, si disegnavano a terra con un gessetto due linee parallele per delineare il campo e mettere in azione la propria strummula rigorosamente realizzata in maniera artigianale. Lo scopo finale era quello di far girare il più a lungo possibile la strummula.

Un altro dei giochi d'una volta maggiormente diffusi tra i giochi popolari siciliani è il gioco dello scarica canali, in siciliano "acchiana u patri cu tutti li so figghi" in cui i partecipanti si dividevano in due gruppi. Uno dei partecipanti "stava sotto" e chinandosi gli altri ragazzini formavano una specie di cavallino sul quale saltare. L'altro gruppo di ragazzi prendevano la rincorsa e vi saltavano sopra cercando di arrivare il più lontano possibile.

Uno dei giochi di strada molto popolare e considerato anche il "baseball siciliano" era il gioco della "mazza": gioco semplicissimo in quanto servivano appena due bastoni di legno, uno più lungo e uno più corto. Il bastone più lungo era la "mazza" con la quale si doveva colpire una delle due punte del bastone più piccolo in modo da farlo alzare da terra per poi essere colpito dalla mazza. Colui che riusciva a lanciare il bastone piccolo più lontano era il vincitore.

Molto diffusi erano anche i giochi con carte, con le tipiche carte da gioco siciliane che facevano parte, e lo fanno tutt'ora, dei giochi tradizionali. Tipicamente siciliano è il "Ti vitti" che significa "ti ho visto". I vari giocatori devono cercare di esaurire il proprio mazzo di carte piazzandole sulla "pila". Se si ha una carta da piazzare sulla pila oppure sul mazzo dell'avversario e non si fa, l'altro giocatore lo fa notare dicendo proprio "ti vitti" e si torna indietro.

Un altro dei giochi con carte che fa parte della tradizione dei giochi di carte natalizi in Sicilia è il "Cucù". Si usano naturalmente le carte siciliane. Non ci sono limiti sul numero dei giocatori, ovviamente più giocatori ci sono e più il gioco è lungo. Si parte dal mazziere e gli altri giocatori si passano le carte cercando di ottenere il punteggio più alto e di passare agli altri il temutissimo asso. Il giocatore che possiede un Re gira la carta all'inizio del giro esclamando "cucù" e blocca il giocatore precedente che è costretto a tenere la carta senza possibilità di passarla ad altri partecipanti. A fine giro la carta più bassa perde.

Non è un gioco con carte ma durante il periodo natalizio uno dei giochi popolari è la tombola che in Sicilia assume diverse particolarità. Intanto il significato dei numeri è marcato un pò da quella che è la smorfia napoletana e poi spesso i numeri delle cartelle vengono coperti con delle profumate bucce di arance o mandarino.

Questi sono solo alcuni dei giochi popolari siciliani che divertirono intere generazioni di ragazzini tra cui sicuramente i nostri nonni e i nostri genitori, perché ai tempi, occorreva poco per essere felici: bastava avere un pò di fantasia e qualsiasi banale strumento poteva diventare un momento di gioco con il quale si passavano interi pomeriggi. La domanda che oggi ci sorge spontanea, quando guardiamo i nostri figli o i nostri nipoti che sono attaccati intere giornate agli smartphone o ai tablet, è sicuramente questa: era meglio prima?