Il Castello di Brolo

Chiara TodaroArte e Musei, Borghi di Sicilia, Messina, Storia e CulturaLeave a Comment

La costruzione del Castello di Brolo risale circa al X secolo. Fu ambita sede di nobili, oltre che residenza della Principessa Bianca Lancia, moglie dell’Imperatore Federico II e madre di Manfredi Re di Sicilia.
L’edificio in epoca normanna era conosciuto con il nome Voab, ovvero “Rocca marina”, considerata la sua posizione geografica e strategica dominante l’orizzonte.
Del complesso originario del Castello resta la cinta muraria, i due portali di accesso decorati dallo stemma dei Lancia e la quattrocentesca torre, la quale si eleva per quattro livelli culminando in una terrazza merlata panoramica, da cui si gode di una incantevole veduta sulla Costa Saracena in direzione di Messina.
Qui è ambientata la leggenda di Maria Lancia conosciuta come Maria La Bella, figlia di Francesco I, personaggi del XVII secolo. La principessa era solita aspettare affacciata al balcone il suo amante che sopraggiungeva dal mare. L’innamorato, una volta raggiunta la torre, si aggrappava alle lunghe trecce dell’amata per raggiungerla in segreto. Il fratello di Maria, essendosi accorto degli incontri clandestini, tese un agguato al giovane ferendolo a morte prima di dirigersi al Castello. La principessa aspettò invano il ritorno del suo amato e si racconta che il suo spirito si aggiri ancora oggi nella notte e che appaia ai pescatori del luogo vicino al cosiddetto “scoglio delle lacrime”. “Isati li riti! Viniti! Turnati!” è l’avvertimento per quando è in arrivo una tempesta, quando invece soffia la bonaccia lo spirito augurerebbe “Juta e vinuta! Bona piscata!”.
Il Castello è oggi di proprietà privata e ospita al suo interno le collezioni di due interessanti musei.
Il Museo della Pena e della Tortura raccoglie alcuni strumenti di esecuzione capitale, oggetti di tortura, morte e scherno. L’esposizione, di grande impatto emotivo per il visitatore, testimonia la vera storia di orrori che per molti secoli furono i metodi di coercizione fisica o psicologica, allo scopo di punire o di estorcere delle informazioni o confessioni. Tra i vari strumenti è possibile osservare la garrota, tipica dell’Inquisizione spagnola, lo schiacciapollici, la sedia inquisitoria, la gogna, forse tra le più conosciute macchine da tortura, e le maschere di schernimento, come la botte dell’ubriacone, il violone delle comari e il cavallo spagnolo.
Il Museo delle Fortificazioni Costiere della Sicilia invece riunisce gli esempi più significativi di fortificazioni, il cui scopo nei secoli fu quello di difendere le coste dell’isola dai continui attacchi della pirateria.

Scopri il Castello di Brolo Domenica 28 Ottobre 2018!

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