Il sabato del villaggio: Gesso

Chiara TodaroArte e Musei, Cibo e Vino, Messina, Storia e CulturaLeave a Comment

Sul versante tirrenico dei Monti Peloritani di Messina, a circa 260 metri sul livello del mare, si trova il villaggio di Gesso, così denominato per la presenza di cave di solfato di gesso attive per buona parte del 900. Le origini di Gesso sono certamente anteriori alla venuta dei Normanni, quando il sito si chiamava Ibus, successivamente Gypsum volgarizzato in Gibisu (Ibbisu in dialetto messinese). Gesso fa parte degli antichi casali messinesi di Tramontana insieme a Castanea delle Furie, le Masse, Curcuraci e Faro Superiore (ex Casale del Faro).

I villaggi messinesi (ben 48) hanno una importanza storico-culturale immensa in quanto si configurano come borghi rurali con le tipiche caratteristiche degli abitati collinari, non influenzati dall’avanzare della modernità, e hanno un valore inestimabile poichè conservano buona parte del patrimonio artistico e monumentale che la città ha irrimediabilmente perso durante il tragico terremoto del 1908.

Il Villaggio di Gesso sorprende per la sua storia millenaria. Il luogo ameno favorì sicuramente l’insediamento di almeno due monasteri basiliani (come testimonia la toponomastica viaria), ovvero quello di San Gregorio e quello di San Biagio. Forse era stato fondato anche un monastero femminile detto Badia. Dal punto di vista artistico e dell’architettura, gli edifici più antichi sono chiese e conventi del XVII secolo: il convento di San Francesco da Paola, il convento dei Cappuccini con l’annessa chiesa dell’Immacolata, e la Chiesa Madre dedicata a Sant’Antonio Abate con pregevoli opere e affreschi del XVI-XVIII secolo.

Inoltre, passeggiando tra le stradine, è possibile ammirare alcuni palazzi nobiliari, tra cui quello della storica Famiglia Curcio.

A Gesso troviamo due interessantissimi Musei tematici, nati dalla passione per la storia e dal forte desiderio di identità: il Museo Cultura e Musica dei Peloritani e il Museo delle Tradizioni Popolari e del Carretto Siciliano.

Nel Museo Cultura e Musica dei Peloritani è esposta una ricca collezione di strumenti musicali e oggetti d’uso pastorale, distribuiti nelle quattro sale tematiche: nella prima sono esposti strumenti-giocattolo e giocattoli da suono, nella seconda gli strumenti musicali come i friscaletti e i marranzani, nella terza sala le zampogne peloritane dette ciaramedde, strumenti simbolo del Natale, e infine nell’ultima sala tamburi e tamburelli e strumenti definiti “secondari” (chitarre, violini, mandolini) perché non appartengono al tipico strumentario dell’area dei Peloritani.

Il Museo delle Tradizioni Popolari e del Carretto Siciliano ospita invece numerosi esemplari dei Pupi e dei Carretti, i simboli forse più caratteristici della tradizione siciliana.

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