Il Santuario Ecce Homo di Calvaruso

Chiara Todaro Arte e Musei, Borghi di Sicilia, Messina, Storia e Cultura Leave a Comment

Sui Monti Peloritani, a 110 metri sul livello del mare, sorge Calvaruso, frazione di Villafranca Tirrena. L'abitato di Calvaruso si sarebbe sviluppato intorno al XIII secolo grazie a coloni provenienti dalla vicina Rometta Superiore.

Il nucleo del centro storico è rappresentato dal Castello di Bauso: il palazzo è di epoca rinascimentale (XVI secolo) e si sviluppa su due piani, che presentano finestroni e un bel portale d’ingresso. Nonostante la presenza di una cinta muraria e di torrette angolari, è visitando gli spazi interni che si percepisce il carattere residenziale dell'edificio più che militare o difensivo. Il Castello di Bauso conserva in ogni stanza un camino cinquecentesco e preziose decorazioni come fregi, statue in marmo e affreschi.

Costituisce una notevole importanza dal punto di vista turistico nonché religioso una visita al Santuario Ecce Homo, costruito intorno al 1619 per volontà della nobildonna Eleonora Gaetani, moglie di Francesco Moncada, barone di Calvaruso, che fece erigere una chiesa con annesso convento da affidare ai Francescani Minori Riformati.

Meta di tantissimi pellegrinaggi, all’interno del Santuario Ecce Homo si può ammirare, al centro di una sontuosa cappella in stile baroccheggiante, la preziosa statua in legno dell’Ecce Homo, risalente al 1634, commissionata dal Principe Don Cesare Moncada a Frate Umile da Petralia. La statua, realizzata in legno di cipresso, colpisce per il suo realismo tangibile: le ferite sanguinolente, le piaghe del Cristo avvolto nel suo manto rosso, la corona di spine che insiste sul capo, trasmettono all’osservatore il senso profondo della sofferenza, caratteristica prevalente di tutta la produzione del frate scultore.

Tra le altre opere custodite all’interno del Santuario di Calvaruso, va menzionato l'artistico tabernacolo o ciborio dell'altare maggiore, in legno intagliato e inserti di madreperla, del XVIII secolo, diviso in tre ordini sovrapposti decorati ognuno con piccole nicchie e statue di Santi, incorniciati da sottili colonnine tortili con capitello barocco. Ancora sull'altare maggiore una ricca cornice lignea preziosamente scolpita ospita la tela di autore ignoto, datata al 1679, raffigurante l'Immacolata con Sant’Anna, Santa Chiara, San Francesco e Santa Margherita d'Antiochia, patrona di Calvaruso.

L'interno del convento è caratterizzato da un chiostro seicentesco a pianta quadrangolare, con cisterna al centro e un colonnato di dodici pilastri. Sulle lunette delle pareti laterali vi sono affreschi settecenteschi di modesto valore artistico raffiguranti alcuni frati francescani tra cui San Bonaventura e San Bernardino da Siena e Frate Umile da Petralia nell'atto di scolpire la statua dell'Ecce Homo.

Frate Umile da Petralia: il frate scultore

Giovanni Francesco Pintorno nasce da una famiglia di artigiani nel 1600 a Petralia Soprana. Fin dall'infanzia frequenta la bottega del padre falegname, Giovanni Tommaso, dove apprende l'arte di usare lo scalpello che crescendo diventerà interesse per la scultura. Per questo si trasferirà a Palermo per potersi migliorare. Nel frattempo si avvicina alla fede e alla Chiesa, tanto che a 23 anni chiede a Padre Francesco da Patti di entrare come laico nel Convento di S. Maria Gesù, e gli fu dato il nome di Frate Umile. Era l'anno in cui in Sicilia imperversava la peste e Frate Umile da Petralia trova il tema per le sue opere nell’esperienza della sofferenza e della morte, in particolare nelle raffigurazioni di Cristo nel momento della Crocifissione. Si specializza così come maestro crocifissaio, e la sua fama artistica ben presto esce dai conventi e perfino fuori dalla Sicilia, considerate le testimonianze della sua opera presenti in numerosi centri. È certo che dopo il noviziato in Valdemone (forse a Nicosia) si reca per un breve periodo in Val di Mazara. Nel 1632 è documentato a Milazzo nel convento di S. Papino; nel 1634 a Calvaruso dove realizza il simulacro dell’Ecce Homo; negli anni 1636-37 in Calabria (Cosenza, Cutro, Polla, Bisignano); nel 1638 nel convento di S. Antonio a Palermo. Qui lo scultore trascorre gli ultimi anni della sua vita, e realizza la sua ultima opera su commissione dei frati Carmelitani di Cerami: è l’opera più bella della sua vasta produzione, raffigurante Cristo nel preciso istante del trapasso. Frate Umile da Petralia ci lavora fino al giorno della sua morte, il 9 febbraio 1639. Alla sua morte i padri carmelitani chiamano il pittore Pietro Novelli detto “il Monrealese” per farne il ritratto.

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