Il Monastero di San Placido Calonerò

Chiara TodaroMessinaLeave a Comment

Monastero di San Placido Calonerò

L’Ordine dei Padri Benedettini fu introdotto a Messina da San Placido, inviato da San Benedetto da Norcia in Sicilia per fondare il primo monastero dell’Ordine benedettino di Sicilia, con annessa la chiesa di San Giovanni Battista (535 d.C.). Il giovane monaco Placido, nato a Roma nel 513 dal patrizio Tertullo e dalla nobile messinese Faustina, utilizzò proprio la dote della madre per edificare il complesso monastico sulle rovine di una vasta necropoli romana nei pressi della foce del torrente Boccetta appena fuori dal nucleo della città, la cui dedicazione avvenne il 28 luglio 540, ad opera del vescovo della città Eucarpo. Della prima fondazione recentemente nel limitrofo palazzo della prefettura è stato rinvenuto un capitello che attesterebbe la fondazione placidiana del complesso monumentale.
Nel 541 Messina subì la prima incursione di pirati saraceni. Sbarcati ad Acqualadroni e guidati da Mamuka, i pirati devastarono e saccheggiarono tutto quello che incontrarono sul loro cammino, sino a giungere alla chiesa. Placido venne legato ad un albero di ulivo e torturato e, rifiutandosi di rinnegare la sua fede, Mamuka ordinò prima di tagliargli la lingua e poi di trucidarlo insieme ai fratelli Eutichio, Vittorino e Flavia e a circa trenta monaci: era il 5 ottobre dello stesso anno. Frate Gordiano, fuggito per tempo e scampato all’eccidio, ricompose i corpi provvedendo alla loro sepoltura.
Nel 1086, dopo la lunga occupazione araba, sui ruderi di quello che era stato il monastero di San Placido fu ricostruito l’edificio religioso che venne affidato dal Gran Conte Ruggero ai Cavalieri dell’Ordine dell’Ospedale di San Giovanni di Gerusalemme. Da quel momento fino al 1806, il complesso di San Giovanni divenne la prestigiosa sede siciliana del sodalizio universale noto come Cavalieri Ospitalieri, detti poi Cavalieri di Malta e del loro Gran Priorato. Messina fu la prima fondazione fuori da Gerusalemme e il Priorato di Messina fu il primo Priorato Gerosolimitano ed uno dei più importanti della penisola italiana. La chiesa, intitolata a san Giovanni Battista, prese il nome di San Giovanni di Malta in quanto annessa al bellissimo palazzo del Gran Priorato dei Cavalieri di Malta.
Il 4 agosto del 1588, durante lavori ordinati dal Gran Priore di Sicilia dell’Ordine Gerosolimitano Fra Rinaldo da Naro, furono rinvenuti i corpi dei Santi martiri che furono sistemati nel “sacellum” della chiesa, dove ancora oggi si trovano scampati al terremoto del 1908.
Altri monasteri furono fondati a Messina dai Benedettini: uno in città, il monastero di Santa Maria Maddalena della Valle di Giosafat (1086), nei pressi della attuale Casa dello Studente, crollato nel terremoto del 1908, e uno in periferia, in località Ponte Schiavo, il monastero di San Placido Calonerò. La struttura originaria di quest’ultimo era un castello trecentesco, a pianta quadrangolare, di proprietà dei Vinciguerra di Aragona che fu poi donato ai monaci benedettini nel 1376: subì la trasformazione in monastero in stile gotico-catalano (1430), poi dopo il ritrovamento delle spoglie di San Placido venne ristrutturato (1589-1609) e assume la configurazione attuale, con due chiostri porticati in stile tardo rinascimentale. Hanno 28 colonne ciascuno con capitello ionico e trabeazioni toscane, sormontate da archi a tutto sesto, che fanno da imposta alle vellette della volta di copertura, le quali poggiano su capitelli a muro. Il chiostro settentrionale è reso più affascinante da un bellissimo tempietto, situato al centro, a pianta ottagonale con cupola poggiante su colonnine di tipo ionico. Nel chiostro meridionale si trova il portale di ingresso al refettorio. Al di sopra è ospitato il busto di Carlo V, che vi soggiornò dal 19 al 21 ottobre del 1535, reduce dalla battaglia di Tunisi, prima di fare il suo ingresso trionfale in città. Nell’architrave si può leggere l’iscrizione latina ricordante la visita dell’imperatore fatta incidere dall’abate Sturniolo. Il soggiorno dell’imperatore fu però funestato dall’improvvisa morte del suo maggiordomo, colpito da un fulmine durante un temporale.
L’imponente struttura custodisce un piccolo gioiello, che è una cuba di origine bizantina, che fu riutilizzata dai monaci, restaurata nel 1582 e decorata con stucchi che appartengono al periodo barocco e affreschi cinquecenteschi. L’etimo Calonerò deriverebbe dal greco bizantino «καλό» (buono) e «νερόν» (acqua) verosimilmente per la presenza del torrente Schiavo la cui portata consistente consentiva l’uso irriguo per tutta la comunità.
Dopo l’Unità d’Italia l’antico monastero di San Placido Calonerò ospita gli ultimi studentati di novizi. In seguito alla soppressione degli ordini religiosi con le cosiddette leggi eversive del 1866 la struttura è utilizzata come colonia penale agricola dall’amministrazione carceraria: poco più tardi, ritenuti inidonei i manufatti e le infrastrutture, è venduta alla provincia di Messina il 23 Giugno del 1898. Il 18 Novembre del 1901 è istituita la “Regia Scuola Pratica d’Agricoltura”, e ancora oggi le strutture ospitano l’Istituto Tecnico Agrario “Pietro Cuppari” e l’enoteca provinciale inaugurata il 10 Ottobre del 2010, famosa per la produzione del vino FARO DOC, una delle eccellenze della provincia di Messina. È un vino composto da 5 varietà, Nerello Cappuccio, Nerello Mascalese, Nero d’Avola, Sangiovese e Nocera, coltivate negli oltre 4 ettari di terreno circostante.
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