Palermo Rinascimentale e Barocca

Chiara TodaroArte e Musei, Cibo e Vino, Palermo, Storia e CulturaLeave a Comment

Il centro storico di Palermo è percorso dal Cassaro (o Corso Vittorio Emanuele), la strada più antica della città compresa tra due Porte monumentali: Porta Nuova e Porta Felice. Porta Nuova, detta anche Porta dell’Aquila, in ricordo del simbolo della città, o Porta Austriaca in onore a Carlo V di Spagna che nell’autunno del 1535 entrò nella capitale del regno dopo la vittoria a Tunisi. Il 20 dicembre del 1667, durante un temporale, un fulmine fece esplodere un carico di munizioni depositate in alcune stanze del piano superiore, provocando gravissimi danni. La porta venne subito riedificata nel 1669 dall’ architetto del Senato Gaspare Guercio. La costruzione si ispira ai monumenti trionfali romani antichi ma anche alla tarda architettura rinascimentale con influssi manieristici. Ha due facciate: in quella esterna si riconoscono quattro telamoni che rappresentano i turchi sconfitti, due con le braccia mozzate e due con le braccia incrociate segno di sottomissione, a ricordo della vittoria Africana; nella facciata interna si possono ammirare quattro busti allegorici della Pace, della Giustizia, della Verità, e dell’Abbondanza. Porta Felice deve il suo nome a Donna Felice Orsini, moglie del Vicerè Marcantonio Colonna che ne propose la costruzione nel 1582. Ai lati della facciata si trovano due fontane monumentali del 1642. Si trova al termine del Corso e costeggia la marina in prossimità del Foro Italico. Una visita di Palermo non può non comprendere la Via Maqueda, organizzata alla fine del Cinquecento, per godere di un’esperienza barocca palermitana, in cui si susseguono palazzi nobiliari, chiese e monasteri. Prende il nome dal Vicerè Bernardino di Cardines Duca di Maqueda. È attraversata dal Cassaro nella caratteristica Piazza Vigliena, di forma ottagonale, nota anche come i Quattro Canti di Palermo o Ottagono del Sole. I prospetti degli edifici che si affacciano sulla Piazza sono decorati con statue simboliche: al primo piano, fontane che rappresentano i fiumi della città antica Oreto, Kemonia, Pannaria, Papireto; al secondo, le allegorie dalle quattro stagioni rappresentate da Eolo, Venere, Cerere e Bacco; al terzo, le statue di Carlo V, Filippo II, Filippo III e Filippo IV; infine le quattro sante palermitane Agata, Ninfa, Oliva e Cristina, patrone della città prima della scoperta delle reliquie di Santa Rosalia sul Monte Pellegrino nel 1624. Un’altra famosa piazza a Palermo è Piazza Pretoria, con la caratteristica Fontana e il Palazzo Pretorio, sede del Municipio. La Fontana venne realizzata a Firenze nel 1554 da Francesco Camilliani e trasferita a Palermo nel 1581. È denominata Fontana della Vergogna per la nudità delle statue delle divinità rappresentate. Nella meravigliosa opera d’arte sono distribuite le sculture degli Dei e figure mitologiche, tra cui si riconoscono Venere, Adone, Ercole, Apollo, Diana e le allegorie dei fiumi di Palermo. Originariamente la monumentale fontana abbelliva il giardino della villa del nobile spagnolo Don Luis de Toledo a Firenze, suocero di Cosimo I de Medici Granduca di Toscana. Spinto dai fratelli, fu costretto a venderla per sostenere i debiti e fu quindi acquistata dal Senato palermitano. Smontata in 644 pezzi, la fontana subì alcuni interventi di adattamento (curati da Camillo Camilliani, figlio di Francesco, famoso in Sicilia per le numerose torri costiere) in quanto alcune sculture si erano danneggiate durante il trasporto in Sicilia e altre vennero trattenute dal proprietario. L’opera ruota attorno ad un bacino centrale circondato da quattro ponti di scalinate e da un recinto di balaustre; è costituita da tre vasche concentriche dalle quali inizia il gioco d’acqua che viene versata dalla sommità da una statua che personifica il Genio di Palermo. La sua costruzione del Palazzo Municipale, detto anche Palazzo delle Aquile, risale al 1470 come sede destinata alle assemblee cittadine, esigenza fino a quel momento supplita con riunioni in luoghi di culto. Intorno al 1553 fu ampliato e fu rifatta la facciata su Piazza Pretoria, nel corso del Seicento fu nuovamente riorganizzato con decorazioni barocche e nel 1661 sul cornicione fu collocata la statua di Santa Rosalia, opera di Carlo D'Aprile. Restaurato nel 1875, venne alleggerito dalle parti barocche assumendo uno stile neoclassico che tutt’ora lo caratterizza. A Santa Rosalia è dedicata una cappella, in stile barocco, detta anche Cappella Senatoria, che si trova al piano nobile, prima della stanza del Sindaco. All’interno sopra una settecentesca tela raffigurante la Vergine si trova la statua della Santuzza opera dello scultore Cosmo Sorgi. Il palazzo è ricco di numerose opere d’arte, quadri e sculture di scuola siciliana della fine del sec. XIX e dei primi del XX. All’interno ci sono otto saloni principali, tra cui la Sala della Lapidi in cui si tengono le riunioni del Consiglio Comunale, la Sala Garibaldi dal cui balcone “l'eroe dei due mondi” parlò ai palermitani il 30 maggio 1860, la Sala Gialla (ex Sala del Senato) dove si riunisce la Giunta, e la sala del Sindaco, detta Sala Rossa per il colore degli arredi. L'antico orologio del palazzo, posto sulla facciata, fermo dagli anni ‘80, è stato rimesso in funzione nel 2014.