Parlando di… Messina, la città da scoprire

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Parlando di Messina

Antonello da Messina

Quanti, giungendo dal mare, ammirano stupefatti l’incantevole costa siciliana. Come un grazioso e raro fiore dal lungo petalo, accarezzata dal leggendario mare di Scilla e Cariddi, appare agli occhi meravigliati dei viaggiatori la bella Messina, teneramente avvolta nelle colline dei Peloritani, che di ricca vegetazione la inebriano e la circondano, da sud a nord, sino a capo Peloro. Quanti estasiati naviganti, solcando le acque vorticose dello stretto, hanno assistito al dolcissimo bacio che il sole, come un instancabile innamorato, ad ogni alba dona alla città. Con la prua rivolta verso questi dolci lidi, all’estremità della falce che ne protegge il porto, si intravede la fortezza del SS. Salvatore, dove svetta maestosa la stele della Madonnina, da quasi duemila anni (42 d.C.) venerata protettrice della città. All’approdo anche il visitatore più distaccato viene attratto dalle sue bellezze, già motivo di ispirazione per tanti artisti e poeti.
“Niente altro in Europa può essere paragonato alla marina di Messina. E’ più lunga, più elegante, di via Chiaia a Napoli; è più selvaggia, più sana, ha più vigore e calore e infine è più pittoresca della raffinata e leziosa promenade di Nizza. Questa è più ampia, più nobile, più variopinta dei moli di Marsiglia, più gaia e accogliente, più aperta della malinconica passeggiata al mare di Palermo(1)”.
Messina non è solo bella da ammirare ma è anche affascinante da scoprire. La storia eroica, le nobili tradizioni, l’inestimabile patrimonio dell’arte e della cultura, le antiche radici cristiane, risalenti alla visita dell’apostolo Paolo, sono tutti aspetti che rendono la regina dello stretto intrigante e magnifica.
I greci, anche loro innamorati di questi lidi, la fondarono nel 730 a.C., chiamandola Zancle proprio per la forma a falce (in siculo “zanclon”) del suo porto. Nel 264 a.C., divenuta Messana, fu città federata di Roma e, dopo la caduta del grande impero, fu dominata prima dai Bizantini e sottomessa poi alla tirannia Araba. Nel 1060 venne conquistata dai Normanni, raggiungendo grande prosperità e divenendo capitale del Regno di Sicilia assieme a Palermo. Fu per lunghi secoli la città siciliana più ricca… ricca oltre ogni immaginazione, seconda nel Mezzogiorno d’Italia solo a Napoli. Nel 1674 si ribellò alla Spagna e ne subì successivamente la repressione. Fu toccata da un grave terremoto nel 1783 ed entrò a far parte del Regno d’Italia, dopo la spedizione garibaldina dei Mille, nel 1860.
Messina viveva di un’economia molto florida, basata sul commercio, per l’importanza strategica del suo porto, e sull’artigianato, particolarmente emergente nell’industria della seta, nella lavorazione dei cuoiami, nella manifattura argentiera, sviluppando, oltre ad una grande propensione produttiva, la capacità di esportare i suoi prodotti in tutto il mondo.
Questo e altro era Messina, con le sue manie di capitale che la contrapponevano a Palermo; certo si era dovuta accontentare di un ruolo subalterno dopo la sua decadenza, iniziata con la sanguinosa repressione durante la rivolta antispagnola e accentuata da una successiva epidemia di peste che aveva ridotto di molto le sue potenzialità. Ma la laboriosità dei messinesi aveva reso possibile, dopo ogni calamità, una ripresa della vita sociale e culturale a livelli sempre elevati.
Bastò appena una notte, quella fatale e tragica del 28 dicembre 1908, a distruggere e a sconvolgere tutto, allorquando un terribile terremoto la rase al suolo, mietendo decine di migliaia di vittime. Scomparse le bellissime chiese di Guarino Guarini, non rimase traccia di quel cosmopolitismo, legato sia agli affari che alla cultura, che avevano fatto di Messina una città europea e mediterranea.
A oltre cento anni da quella immane catastrofe, malgrado molte delle opere siano andate distrutte, la città custodisce ancora invidiabili testimonianze del suo nobile passato.
Messina la città da scoprire non è uno slogan ma un percorso per la salvaguardia e la valorizzazione dei grandi beni che la città ancora oggi riesce ad esprimere. Non vi è nulla di occulto agli occhi del visitatore, ogni tesoro apparentemente nascosto, ogni angolo, ogni vicolo, ogni oggetto, anche il più piccolo e prezioso, raccontano le gesta di uomini che hanno lasciato tracce indelebili della loro esistenza, per la memoria, lo splendore e la gloria dell’amata città dello stretto.

(1) Frances Elliot, scrittrice inglese, che nel libro “Milady in Sicilia” racconta le sue impressioni ed esperienze durante un viaggio nell’isola compiuto fra il 1879 e il 1880.

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