Quattro passi a Messina: le fontane monumentali

Chiara Todaro Arte e Musei, Cibo e Vino, Messina, Storia e Cultura Leave a Comment

Un itinerario alla scoperta delle fontane monumentali del centro storico di Messina, di alto valore artistico e decorativo. Chi arriva a Messina, inevitabilmente, prima o poi si ritroverà ad ammirare le fontane monumentali di Giovanni Angelo Montorsoli, alunno di Michelangelo Buonarroti nella sua bottega toscana, e degno erede della sua scuola. Durante il suo soggiorno messinese, nella seconda metà del ‘500, si contano numerose opere d’arte a lui commissionate. La Fontana di Orione, in Piazza Duomo, venne realizzata dal Montorsoli nel 1553 per celebrare la realizzazione del primo acquedotto della città, alimentato dalle acque del fiume Camaro, rappresentato alla base della fontana insieme ai fiumi Ebro, Tevere e Nilo. La fontana ricorda l’impostazione di un obelisco e ha una base a 12 vertici. È dominata dalla figura di Orione, mitico condottiero greco che fondò Zancle nell’VIII secolo a.C.: Orione è accompagnato dal suo fedele cane Sirio. Sostengono le vasche che compongono la fontana gruppi di ninfe, putti e tritoni. La fontana è collocata in una posizione tutt’altro che casuale, in quanto si trova all’estremità dell’antica Via Austria, fatta realizzare da Andrea Calamech in occasione delle celebrazioni della Battaglia di Lepanto condotta da Don Juan de Austria, figlio di Carlo V di Spagna.

Ma quella a cui la Città intera è forse più affezionata è la Fontana di Nettuno, nella centralissima Via Garibaldi, di fronte il Palazzo della Prefettura. La Fontana, realizzata nel 1557, è una delle più note rappresentazioni del Dio Nettuno e della sua potenza, che si evince in particolare dalla sua postura. Riguardo la posizione originaria del gruppo statuario, fino al terremoto del 1908, la fontana si trovava di fronte il Palazzo di Città (o Palazzo del Municipio) ed era rivolta verso la città: durante i lavori di ricostruzione nell’arco dei 25 anni seguenti, la fontana è stata trasferita più a nord e con un orientamento ruotato esattamente di 180°, cioè rivolta verso il mare. Il Dio è perciò rappresentato nell’atto di “domare” le acque dello Stretto con la sua mano destra protesa in avanti, quasi a proteggere simbolicamente Messina dalla furia dello tsunami che insieme al terremoto ha distrutto la città. Nella sua mano sinistra invece stringe il tridente, simbolo di potenza che contraddistingue il suo personaggio. Ai suoi piedi sono incatenati i due mostri marini Scilla (a sinistra) e Cariddi (a destra). La fontana è una copia prodotta nella seconda metà dell’800 dagli scultori Letterio Subba e Gregorio Zappalà, poiché l’originale opera di Montorsoli subì alcuni danni durante i moti risorgimentali, ed è oggi visibile tra le collezioni del Museo Regionale MUME nel settore del Manierismo e del Rinascimento.

Va ricordato che per la decorazione di entrambe le fontane montorsoliane collaborò Francesco Maurolico, storico, letterato, matematico e scienziato della Messina del ‘500, al quale si devono le iscrizioni in distici e quasi certamente i temi a cui Montorsoli trasse ispirazione.

Non lontano dalla Fontana del Nettuno, di fronte alla Villa Mazzini, dove trascorrere qualche ora in tranquillità circondati dai giardini pubblici, si può ammirare l’elegante Fontana della Pigna. È un monumento di stile settecentesco, databile al XVIII secolo. Proviene probabilmente dal cortile del Seminario Arcivescovile, situato all’interno della Palazzata. Ma cosa simboleggia la Pigna? La pigna è un elemento simbolico presente già nell’architettura romana e che si può trovare anche come simbolo cattolico. Il significato più immediato è quello dell’immortalità e dell’eternità, ma anche quello del principio e della nascita. Non a caso, la pigna indica fertilità, infatti la tradizione siciliana vuole che si regali una pigna di ceramica ai novelli sposi per augurarli prole e fortuna.

Percorrendo la Via Sant’Agostino, in piazza Basicò troviamo la Fontana Falconieri, realizzata dall’architetto Carlo Falconieri nel 1842 in occasione delle feste patronali dedicate alla Madonna della Lettera. La Fontana ha una base ottagonale poiché originariamente decorava la Piazza Ottagona, attuale Piazza Juvara, e la sua struttura si adattava alla forma della piazza denominata così dal momento che gli edifici che vi si affacciavano creavano uno spazio di forma ottagonale. A decorare le vasche si possono ammirare quattro “sirenidi”, figure fantastiche con corpo di pesce e testa di uomo, grifone, delfino e leone. Recentemente sono state posizionate lungo la scalinata della Colomba che conduce da Piazza Basicò al Santuario di Montalto delle rappresentazioni di sirenidi in chiave moderna, nell’ambito del progetto comunale “Le Scalinate dell’Arte”.

Proseguendo su Corso Cavour, quasi all’intersezione con Via Cannizzaro, si trova la Fontana dell’Acquario, meglio nota come Fontana di Gennaro. Ma chi sono questi personaggi? E che cosa simboleggiano? Per quanto riguarda Gennaro, si tratta forse della divinità bifronte Giano (o Iano), a cui è consacrato il mese di Gennaio, oppure di Ganimede, alla cui figura è legata la personificazione della costellazione dell’Acquario. Il personaggio è rappresentato mentre cavalca il globo, tiene in entrambe le mani due anfore e indossa una fascia decorata a intaglio con i bassorilievi dei simboli dello zodiaco. È un’opera databile tra la fine del XVI e gli inizi del XVII secolo (è citata nella “Guida di Messina” del 1606 dallo storico Giuseppe Bonfiglio come Fontana che occupava la zona della Porta Imperiale), ed è stata restaurata nel 2015.

Infine, come non citare le Fontane della Via Cardines, in principio quattro, oggi due in situ e due nel cortile di ingresso del MUME. Le Quattro Fontane decoravano l’incrocio tra le vie Cardines e Austria. Il terremoto del 1908 danneggiò le due che si trovano oggi custodite al Museo, mentre le altre due sono ancora visibili nella Via I Settembre (n° 110 e n° 116). Tutte riportano in cima l’aquila e lo stemma della corona asburgica con il “toson d’oro”, odine dinastico-cavalleresco di cui il più famoso gran maestro fu l’imperatore Carlo V. Le fontane furono realizzate tra il 1666 e il 1742, sempre in occasione delle feste della Madonna della Lettera.

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