Cristo Re

Il Sacrario di Cristo Re

Giacomo Chillé Messina Leave a Comment

Il “Castello Matagriffone”.
Dal nome di “Castello Matagriffone” si risale alla presenza di una fortificazione già intorno al 1061 d.C., con la conquista della Sicilia da parte dei Normanni. Venti anni dopo, nel 1081 d.C., si ricordano le azioni di Ruggero I protese a rafforzare le difese dell’abitato tramite la costruzione di un vero e proprio castello che diverrà Palazzo Reale.
Un secolo dopo (1190 d.C.), prima di partire per la III crociata, sbarca a Messina Riccardo Cuor di Leone, il quale, soggiornando in città per circa sei mesi, impartisce ordini al fine di edificare il castello di “Mategrifon”. Il toponimo, composto da due termini, significa “ammazza-griffoni”, nomignolo quest’ultimo affibbiato dagli europei a greci e levantini. In onore al re guelfo la nuova fortificazione verrà anche chiamata “Roccaguelfonia”, per ricordare colui che la fece costruire.
Nel 1240 Federico II ne amplierà le mura e qualche anno dopo la fortezza passerà in mano angioina; all’indomani del Vespro il complesso fortificato è l’ultimo baluardo all’interno del quale si asserragliano i seguaci di Carlo I d’Angiò incalzati dalla popolazione di Messina tutta in rivolta contro l’oppressore francese. L’esito è scontato, nel 1283 il castello viene incendiato dalla gente vittoriosa. L’edificio, sebbene danneggiato, intorno agli ultimi anni del XIII sec. diventa dimora della regina Costanza di Altavilla. Alla fine del XV sec. nuovi interventi rivolti all’ampliamento della fortezza saranno ordinati da Ferdinando il Cattolico, del quale rimane una iscrizione presso l’attuale torre superstite. Nei secoli successivi, divenuto sede del Senato di Messina, il castello con i suoi bastioni cinquecenteschi è protagonista o vittima delle continue rivolte della città: nel 1674 Messina si ribella agli spagnoli; nel 1718 e 1734 il forte subisce cannoneggiamenti a causa delle ribellioni. Nel 1759, forse per la decadenza delle strutture, il castello è convertito parzialmente in convento degli Agostiniani scalzi; nel 1838 in carcere distrettuale; nel 1848 i messinesi, in rivolta contro i Borboni, assediano e danneggiano quel che rimane dell’antica fortezza.
Il castello, in posizione assolutamente strategica, sorgeva su di una collina alta m. 60 sopra il livello del mare, dominando sia la città che il porto, compreso lo stretto. D’altronde l’immediato entroterra di Messina è del tutto montuoso, con tanti rilievi adatti per edificare strutture difensive (come avverrà dopo l’unità d’Italia con i “forti umbertini”). Oggi è possibile solo intuire la reale forma dell’antica fortezza. Delle bastionature cinquecentesche rimangono numerosi ruderi, per la maggior parte nascosti, obliterati o, addirittura, trasformati in edifici residenziali.
È curioso notare come la disposizione delle abitazioni civili sia il risultato di un adattamento progressivo alla topografia disegnata dal colle e dalla cinta muraria del XVI sec. nel momento in cui quest’ultima ha perso le sue funzioni strettamente difensive. Ciò sarebbe avvenuto soprattutto in seguito alla ricostruzione dopo il terremoto del 1908, cataclisma i cui effetti sul “Castello Matagriffone” saranno stati certamente devastanti, sebbene poco documentati. Sotto il viale principe Umberto trova inoltre posto una porta ad arco bugnato, forse l’antico ingresso della fortezza risultato delle trasformazioni cinquecentesche.

Oggi, il Sacrario di Cristo Re si erge sugli antichi muraglioni del Castello di Matagriffone o Roccaguelfonia.
Dal belvedere antistante si gode l’intera veduta dello stretto, con uno dei panorami più belli e suggestivi della città.
L’attuale Sacrario, che si sviluppa su una superficie di oltre 600 mq., è stato progettato da Giovan Battista Milani e inaugurato nel 1937. Domina sulla città con la sua grande cupola e le sue forme richiamano l’architettura del messinese Filippo Juvara (in particolare, la Basilica di Superga a Torino).
L’edificio in stile barocco si presenta a forma ottagonale irregolare con una grande cupola segnata da otto costoloni alla base dei quali vi sono otto statue di bronzo modellate dallo scultore romano Teofilo Raggio e fuse dalla fonderia artistica fiorentina, raffiguranti le tre virtù teologali: Fede, Speranza e Carità; le quattro virtù cardinali: Prudenza, Giustizia, Fortezza e Temperanza e per ultima la virtù della Religione che le comprende tutte. Sulla cupola vi è collocata una lanterna alta sei metri ed una palla di un metro sulla quale si erge una croce. Sulla torre ottagonale dell’antico castello è stata collocata una campana (la terza più grande d’Italia) alta 2,80 metri per un peso di 130 quintali ricavata dalla fusione del bronzo dei cannoni nemici sottratti durante la guerra del 1915-1918. Il frontale d’ingresso è ornato da due figure che rappresentano l’Italia e Messina. Al suo interno, al centro della cripta, è collocato un sarcofago in marmo sul quale giace la figura del milite ignoto, opera del Bonfiglio, nelle pareti vengono custoditi i resti di 110 caduti della prima guerra mondiale e di 1.288 caduti della seconda guerra mondiale, di cui 161 rimasti ignoti, in gran parte morti nel 1943 durante i combattimenti per la difesa dell’isola. In una lapide, inoltre, sono ricordati i 21 marinai caduti nella battaglia navale di Punta Stilo il 9 luglio 1940.

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