Una Domenica al Borgo di Galati Mamertino

Chiara Todaro Arte e Musei, Borghi di Sicilia, Messina, Nebrodi, Storia e Cultura Leave a Comment

Riprende a Settembre il consueto appuntamento mensile con “Una Domenica al Borgo”, alla scoperta di due borghi situati nel Parco dei Nebrodi in provincia di Messina: Galati Mamertino e Frazzanò.

Il nome di Galati deriva dall'arabo qal'at che vuol dire castello, in riferimento al Castello che domina il paese; Mamertino invece si ricollega ad un antico popolo siculo che si professava discendente del Dio Marte. Il borgo sorge in epoca arabo-normanna e a partire dal ‘500 fu una città fortificata con cinta muraria fornita di due porte: la Porta Marina che sorge nei pressi della Chiesa di Santa Caterina, e la Porta Montana, vicino alla Chiesa del Rosario.

L'itinerario Galati Mamertino cosa vedere ha inizio da Piazza San Giacomo dove si affacciano palazzi signorili settecenteschi e il Palazzo De Spuches o Palazzo del Principe, costruito nella seconda metà del XVI secolo durante la Dinastia dei Lanza. L'ingresso principale è sovrastato dallo stemma della famiglia Amato, in memoria del primo proprietario, Don Filippo Amato. I portali interni del palazzo si affacciano sulla loggia di ispirazione montorsoliana, e sono ricchi di decorazioni a bassorilievo. Il palazzo è costituito da numerose stanze, tra cui il salone dove il Principe organizzava le feste e i consigli di governo coi nobili locali e nominava i magistrati. La tradizione dice che il principe quando non poteva recarsi in chiesa seguisse la Messa dal balcone che si affaccia sul sagrato della Chiesa Madre, che si trova proprio di fronte.

La Chiesa Madre, dedicata alla Madonna Assunta, del XV secolo, ospita numerose tele e statue di pregevole bellezza, tra cui una tela raffigurante il Martirio di Sant'Agata di Pietro Novelli detto il Monrealese, le statue marmoree della Trinità e dell'Annunciazione di Antonio Gagini, la statua lignea di San Sebastiano di fattura fiamminga e la statua di San Giacomo, patrono di Galati Mamertino insieme a San Rocco e al SS. Crocifisso. “La Festa dei tre Santi” avviene in Agosto con processioni religiose organizzate congiuntamente lungo le vie cittadine. Le strette stradine che conducono alla Chiesa di Santa Maria del Rosario del Trofillo, che ospita la statua in marmo della Madonna della Neve di Antonello Gagini e la statua di San Rocco; si giunge poi alla Chiesa di Santa Caterina, dove si possono ammirare il Crocifisso ligneo di frà Umile da Petralia, dall'anatomia precisa e commovente, la statua in marmo di Santa Caterina d'Alessandria, opera del Gagini, e preziose tele di scuola post raffaellesca.

In cima alla collina che sovrasta il centro abitato si scorgono le rovine del Castello arabo-normanno, fulcro della società in epoca feudale e medievale.

È possibile, inoltre, visitare il Mulino e Pastificio Etnoantropologico, risalente ai primi del '900: il mulino rappresentava, insieme agli altri esempi presenti nella Valle del Fitalia, una delle prime manifestazioni di aggregazione neo-industriale. Qui sono esposti arnesi, strumenti e macchinari inerenti il ciclo del grano, e antichi oggetti legati alla quotidianità.

Alla scoperta dei luoghi dello spirito: l’Abbazia di San Filippo Fragalà (Frazzanò)

Non lontano dal centro abitato di Frazzanò, nel cuore della Valle del Fitalia, sorge l’Abbazia di San Filippo Fragalà dedicata a San Filippo d’Agira, istituto di origine basiliana risalente almeno all’anno 495. Dopo un periodo di decadenza in epoca araba, l'abbazia fu ricostruita durante il governo del Conte Ruggero ad opera dell'Abate Gregorio nel 1090. Un piccolo portale cinquecentesco conduce un cortile quadrangolare. Al piano terra si trovano magazzini, stalle, cucine. Sul lato sud si trovano le celle del convento (zona sottoposta a restauro). Sul lato orientale si trova la Chiesa costituita da 3 absidi decorate da bellissimi affreschi del XII secolo: vi si accede da un portale datato 1614.

La gastronomia del luogo è basata sulla produzione di formaggi come la provola dei Nebrodi e il maiorchino, le carni e i salumi di suino nero dei Nebrodi, e i funghi raccolti nei dintorni tra i boschi.

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