La Pasqua a Messina

La Pasqua a Messina

Processione delle barette

La Pasqua a Messina: lo sapevi che… la Processione delle barette è stata recentemente dichiarata “Patrimonio immateriale della Sicilia”?
La Settimana Santa a Messina è particolarmente sentita, così come le altre feste religiose che si celebrano in città, al pari della Vara del 15 Agosto e della festa patronale della Madonna della Lettera del 3 Giugno. Il nucleo delle celebrazioni legate alla Passione di Cristo è la Chiesa del Nuovo Oratorio della Pace, in via XXIV Maggio, che custodisce tutto l’anno le 11 bare (o barette) che vengono portate in processione il pomeriggio del Venerdì Santo. Dall’Ultima Cena a Gesù nel sepolcro, i simulacri sono realizzati in legno o legno e cartapesta e simboleggiano i momenti della Passione di Gesù fino alla Sua morte sulla croce.
La storia di questa antica processione è lunga oltre 400 anni, dal momento che risale al periodo della dominazione spagnola (XV sec.) la sua prima apparizione, da subito considerata la più importante manifestazione religiosa pasquale a Messina. Inizialmente erano portati a spalla solo un’immagine dell’Addolorata e un simulacro di bara con il Cristo morto. Fu nel 1610 che la Confraternita dei Bianchi deliberò di promuovere una processione con statue rievocative la Passione di Cristo, da svolgersi il Giovedì Santo, alle “due ore di notte”(le 21 attuali) in cui venivano portate in processione una statua dell’Addolorata, il Crocifisso seguito da cinque bare (rappresentanti i misteri dolorosi), un feretro di cristallo con un Cristo morto e la bara della Santa Spina portata a spalla dai padri Domenicani. La manifestazione fu interrotta a causa del terremoto nel 1783 e ripresa nel 1789, con uscita dalla Chiesa dell’Oratorio della Pace, vicino al Palazzo Balsamo-Grano, nei pressi del Monte di Pietà. Nel 1801 la processione fu spostata al Venerdì Santo e negli anni successivi si arricchì di nuove barette. Il terremoto del 1908 distrusse la Chiesa dell’Oratorio della Pace con gran parte delle opere d’arte che la arricchivano (alcune superstiti sono oggi esposte al Museo Regionale: La Madonna del Rosario tra due schiere di dignitari, di Antonello de Saliba; La Madonna del Rosario, di Mario Minniti; La Madonna con i SS. Simone e Giuda, di Antonello Riccio) che alcuni gruppi statuari lì ospitati. Dalla distruzione si salvarono solamente l’Ecce Homo e il Cristo alla Colonna (gli unici due esemplari ancora oggi originali risalenti all’Ottocento) che, insieme a quelle danneggiate, furono collocate nella Chiesa di Sant’Elia, una delle poche scampate al disastro, da dove uscirono dopo il restauro (Gesù che cade sotto la Croce) e la ricostruzione delle altre (Ultima Cena, Gesù nel sepolcro) per la processione del 1922. Tutto procede fino al 1940, quando è di nuovo interrotta a causa della guerra. I gruppi statuari, ospitati nella chiesa del SS. Salvatore, vennero restaurati grazie alle donazioni di alcune famiglie locali e la processione pasquale riprende nel 1945. Nel 1950, dopo una permanenza biennale nella chiesa di Santa Caterina Valverde, le barette vennero sistemate nel Nuovo Oratorio della Pace, la sede attuale, da dove ogni anno si avvia la processione. Anni dopo, la Confraternita dei Bianchi non poté più far fronte all’organizzazione della Processione: fu così che i Battitori, che avevano il compito di reclutare i portatori e guidarli durante la Processione, costituirono un Comitato nel 1981 per restaurare le barette danneggiate dall’incuria e anno dopo anno si occuparono dell’organizzazione della Processione fino al 1994 quando subentrò la Confraternita SS. Crocifisso il Ritrovato, ricostituita dall’Arcivescovo di Messina Mons. Ignazio Cannavò, attiva a Messina dal 1751 al 1943, anno in cui venne sciolta a causa degli eventi bellici. Al gruppo originario dei soci fondatori si sono aggregati numerosi fedeli, con il comune scopo di promuovere ed organizzare iniziative e attività religiose e culturali, primissima fra tutte l’annuale processione delle Barette.
Un’altra processione anima le strade di Messina nel giorno di Pasqua: la festa degli Spampanati, anche questa di origini antiche, dal momento che è documentata nel 1644. Le “spampanate” erano le donne del Quartiere Tirone che partecipando alla celebrazione indossavano abiti dai colori particolarmente sgargianti visto il clima già primaverile. Dalla Chiesa della Mercede, in via Tommaso Cannizzaro, partono i due simulacri della Madonna e di Gesù Risorto. Le statue sfilano separatamente, fino a incontrarsi presso la Basilica di Sant’Antonio: l’incontro è accompagnato da musiche festose e da un volo di colombe bianche che annunciano che Gesù ha vinto la morte.
Sulla tavola, oltre alla tradizionale Colomba Pasquale e alle Uova di cioccolato, tra i dolci tipici della festa, a Messina si prepara “a Cuddura cu l’ova”: si tratta di un dolce a base di pasta frolla che viene ritagliata in varie forme (per esempio colomba, campana, cestino, cuore, fiore, treccia) a cui vengono aggiunte delle uova sode decorando il tutto con zuccherini colorati. Comune in tutta la Sicilia è la pecorella o l’agnello di pasta reale, ripieni di torrone gelato ai canditi arricchito di mandorle tostate o torrone gianduia alle nocciole. Sono caratterizzati dalla presenza del labaro rosso sfrangiato d’oro che, in araldica, viene utilizzato per indicare il monogramma di Cristo.


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