
Era il 1926 quando per la prima volta, dopo la tragedia del terremoto del 28 Dicembre 1908, riprendono a Messina i festeggiamenti religiosi in città per onorare la Madonna Assunta e i Santi patroni: le “Feste della rinascita” con la processione del Vascelluzzo, del ferculum di San Giacomo e della Vara il 15 di Agosto che, dopo 18 anni di interruzione, riscuotono un grande successo tra fedeli e devoti, nonché una significativa riappropriazione della tradizione e dell’identità popolare.
In passato il percorso della Vara era diverso da quello attuale: fino al 1866, il primitivo percorso processionale partiva da Piazza Santa Maria La Porta (attuale Largo Seguenza) percorrendo la Via del Corso (attuale Corso Cavour) per poi concludersi in Piazza Duomo.
Dal 1866 al 1908 la Vara effettuava un nuovo tragitto, partendo da Piazza Ottagona (attuale Piazza Filippo Juvara) e proseguendo sulla Cortina del Porto (Via Vittorio Emanuele) fiancheggiando gli edifici istituzionali situati lungo la Palazzata. Deviando poi in Via dei Librai (una strada minore ma strategica che conduceva direttamente in Piazza Duomo, non più esistente) la Vara terminava il suo percorso esattamente in asse al portale maggiore della Cattedrale, opera dello scultore Antonio Baboccio da Piperno, dove nella cuspide è rappresentata l’incoronazione della Vergine.
Dal 1926, anno della ripresa della processione religiosa dopo la lunga interruzione post terremoto, il punto di partenza era fissato in Piazza Filippo Juvarra (anticamente Piazza Ottagona) e proseguiva lungo la nuova Via Garibaldi per poi effettuare la tradizionale virata di 90° in corrispondenza dell’incrocio con Via I Settembre e giungere finalmente a Piazza Duomo.
Arrivando ai nostri giorni, dal 1973 la partenza della Vara avviene a Piazza Castronovo, segnata dallo sparo di fuochi d’artificio e mortaretti e il lancio di cartoncini colorati con scritto Viva Maria! e procede lungo il percorso lineare di Via Garibaldi percorrendo la corsia lato mare. Proprio a Piazza Castronovo nei primi giorni di Agosto avviene il montaggio della Vara a partire dalla base o cippo, di seguito le strutture che raffigurano il globo terrestre e le schiere angeliche per poi completarsi con le figure degli angeli, della Madonna e di Gesù e la loro vestizione.
Anticamente la Vara era una struttura di legno e vivente: gli angioletti e i 12 apostoli (oggi non più presenti, erano collocati sul cippo e senza muoversi attorniavano la bara della Dormitio Virginis) erano figuranti impersonati da bambini e fanciulli di età compresa tra i 4 e i 14 anni, spesso orfani, opportunamente imbragati ai vari meccanismi, la Madonna in cima era impersonata da una ragazza vergine adolescente, scelta a sorteggio, la quale riceveva la dote per sposarsi, mentre Gesù era impersonato da un uomo.
Nelle antiche edizioni della Vara sappiamo che vi erano 24 personaggi viventi nel 1535 (in occasione dei solenni festeggiamenti in onore di Carlo V giunto a Messina dopo la battaglia di Goletta e Tunisi), per poi passare a 48 nel 1548 e a 150 nel 1591. Il numero si ridurrà a un centinaio nel 1842 e solo dal 1866 vennero introdotte le statue in cartapesta: scomparve quindi il momento del dialogo in dialetto “Virgini di li virgini ab eternu” fra il Cristo e l’Alma Maria ricordato nelle cronache di Placido Samperi e Giuseppe Pitrè. Nella celebre Iconologia (1644) Samperi ci tramanda che questo dialogo veniva recitato davanti a ogni chiesa che la processione incontrava lungo il percorso. Di seguito il testo, dagli scritti di Giuseppe Pitrè:
Cristo:“Virgini di li Virgini ab eternu / Eletta e poi criata Matri Santa, / A possidiri lo regnu supernu / Di lu mia Patri cu gloria tanta, /Veni filici pianta, picchì hai misu /Paci fra l’homu e Diu, che l’Havi offisu. / Veni, triunfanti Imperatrici, a dari /Riposi all’infiniti toi tormenti, /Chi suppurtasti per in riscattari / L’homu dall’infirnali focu ardenti. / Veni, climenti Maria, alma Regina, / Prega per la divota tua Missina”
Maria: “Milli gratii ti rendu, Eternu Patri, / Chi di l’ancilla tua ti ricurdasti. / A tia duci Figghiu, che a la Matri / La tua cità fidili accumandasti, / Pirchì ordinasti ch’io li sia Avucata, / Pri l’amor miu ti sia ricumandata”.
Le ragioni dell’eliminazione dei figuranti in favore delle statue furono principalmente motivi di sicurezza. Infatti durante la processione del 1681 la struttura piramidale della machina si spezzò, i due figuranti Madonna e Gesù posti più in alto e quattro angeli caddero restando miracolosamente illesi. Un episodio analogo si verificò nuovamente nel 1738. A ricordo degli eventi ritenuti miracolosi, nel 1758 fu eretto dallo scultore Giuseppe Buceti per volontà del Senato un monumento all’Immacolata lungo la Via del Corso (attuale Corso Cavour), oggi situato in Piazza Immacolata di marmo alle spalle del Campanile del Duomo.
Tra gli anni 50-60 venne ripresa l’antica usanza di inserire alcuni angioletti viventi (una ventina di bambini), imbragati adeguatamente alla struttura. Il 14 Agosto, sopra il cippo viene posizionata una bara in vetro con al suo interno una statua raffigurante la Dormitio Virginis (il corpo dormiente della Madonna), per tutto l’anno custodito nel Monastero di Montevergine di Messina: al termine della processione la bara viene trasferita in Cattedrale sull’altare dell’Assunta, dove rimarrà fino alla fine del mese di Agosto quando verrà nuovamente riportata presso Montevergine.
Il compito di trasportare la Vara in origine era affidato prima ai galeotti, dall’800 agli operatori del porto (letteralmente bastasi) posizionati sotto il carro che era interamente realizzato in legno: secondo le fonti storiche, Placido Samperi (1644) menziona 200 trascinatori, mentre Francesco Susinno (1724) 150.
Nel ‘900 i tiratori sono migliaia di cittadini devoti (un numero consistente che si attesta almeno alle 1500 persone) che trainano un peso notevolmente maggiore rispetto al passato (8 tonnellate), da quando la machina venne trasformata in quella attuale con struttura interna in ferro, le parti mobili in legno e cartapesta e il possente cippo in acciaio, dotato di pattini per poter scivolare agilmente sull’asfalto opportunamente bagnato, al quale sono ancorate due grosse corde o gomene lunghe oltre 100 metri.
Oggi conosciamo alcune figure chiave che coordinano e manovrano i tiratori durante la processione: il principale organo è il capovara, storicamente un membro della Famiglia Molonia, che dirige i capicorda, posti alle estremità delle due gomene, i vogatori e i timonieri (in particolare questi due termini derivano dalla marineria quando appunto i portatori o facchini erano i cosiddetti bastasi del porto).
La processione della Vara è al tempo stesso spettacolare e scenografica: durante il suo sfilare lungo la Via Garibaldi non si può che rimanere affascinati dai complessi movimenti che fanno ruotare gli angeli, il Sole e la Luna, così come dalle abilità dei vogatori, timonieri e tiratori che con grande fatica e sforzo fisico la trascinano nel percorso grazie a due lunghe gomene ancorate ai pattini in metallo alla base, dietro le direttive del capovara. Come descrive Giuseppe Pitrè nel 1898:
“Non vi ostinate a volerla tutta analizzare; contentatevi dell’insieme. La Bara va veduta mentre è in movimento; ferma, non vi da più che una pallida idea di se stessa. Quando cammina, gli interni congegni sono messi in moto, e le ruote girano in sensi diversi senza che voi possiate seguirne i particolari. Mentre in basso, nella piattaforma, un coro di angioletti percorre il gran disco, i dodici apostoli, senza muoversi attornano Maria, morta” (Feste patronali in Sicilia).
Tra le manovre più spettacolari va ricordata la tradizionale girata o virata di esattamente 90° in corrispondenza dell’incrocio tra la Via Garibaldi e la Via I Settembre: è il momento più atteso dell’intera processione, poco prima della sua conclusione, ma anche quello più critico che fa restare con il fiato sospeso le migliaia di persone che assitono lungo le strade, sui balconi e in tv. Si tratta di una svolta a gomito, che deve avvenire con la massima coordinazione e precisione: secondo la tradizione popolare, se la virata avviene senza intoppi sarà segno di buon auspicio per la città di Messina per l’anno a venire.
Oltre allo stop segnato dagli anni della ricostruzione successivi al terremoto del 1908, la tradizionale processione della Vara, evento importantissimo per la città di Messina, ha subito alcune significative interruzioni durante i secoli, l’ultima e più recente è avvenuta durante la pandemia di Covid negli anni 2020 e 2021: in questa occasione le statue della Madonna e del Cristo vennero esposte in Cattedrale. Nel passato, la Vara si è fermata durante la Seconda guerra mondiale: a guerra conclusa e a partire dagli anni ’50 tra i tiratori ci fu una grande partecipazione di donne della città in segno di voto, per il rientro in patria dei mariti e figli impegnati come soldati. Altra interruzione avvenne nell’estate del 1860 in pieno clima rivoluzionario pre-Unità d’Italia.
La rappresentazione della Vara dell’Assunta è presente in altre città della Sicilia e della Calabria, tra queste Palmi e Randazzo, tutt’ora processioni viventi. In particolare, la Vara di Messina e la Varia di Palmi sono gemellate dal 2000, grazie all’interessamento dell’allora Comitato Vara. Le due città dello Stretto inoltre sono legate dalla comune devozione verso la Madonna della Lettera, da quando il Senato Messinese donò ai palmesi i Sacri Capelli della Madonna durante l’epidemia di peste del 1575, in segno di gratitudine per aver accolto sulle proprie coste gli abitanti di Messina che fuggivano dalla città via mare.
A Fiumedinisi, in provincia di Messina, il 14 Agosto avviene la processione della Vara che celebra invece il momento dell’Annunciazione, anch’essa animata da personaggi viventi tra cui la Madonna e l’Arcangelo Gabriele che recitano antichi dialoghi e canti in dialetto.
In occasione del centenario delle Feste della Rinascita, il 4 Agosto è avvenuta la processione dei Ss. Placido e fratelli martiri Eutichio, Vittorino e Flavia. Sono stati organizzati eventi collaterali alla processione della Vara, tra cui conferenze e mostre. Nelle scorse settimane è stato possibile ammirare alcuni apparati della Vara esposti eccezionalmente presso la Cripta del Duomo (Chiesa di Santa Maria sotto il Duomo) ovvero le statue della Madonna e del Cristo, parti sommitali della machina festiva, e il Sole e la Luna presso l’androne di Palazzo Zanca, nonché un modellino in argento della Vara realizzato dal maestro orafo messinese Alfredo Correnti esposto in Cattedrale che è entrato a far parte della collezione del Museo del Tesoro del Duomo.
Per concludere, il 13 Agosto ricorrono due importanti anniversari per la Cattedrale di Messina: il primo è la Dedicazione della Basilica Cattedrale avvenuta il 13 Agosto del 1929, il secondo è invece l’inaugurazione del Campanile del Duomo con orologio meccanico e astronomico avvenuto nel 1933, commissionato dall’allora Arcivescovo di Messina Mons. Angelo Paino ai fratelli Théodore e Alfred Ungerer per celebrare la città appena ricostruita dopo il terremoto del 1908.
Fonti e bibliografia:
Giuseppe Giorgianni, La festa della Madonna Assunta a Messina, in Archivio Storico Messinese -vol. 68° dalla fondazione-Società Nessinese di Storia Patria, 1995
Giuseppe Pitrè, Feste patronali in Sicilia, 1898
Placido Samperi, Iconologia della gloriosa vergine madre di Dio Maria protettrice di Messina, 1644